Non tutti gli impieghi dei droni sono pacifici e legali: in molte prigioni americane e canadesi, la droga è portata ai detenuti proprio dai piccoli velivoli comandati a distanza, sempre più popolari negli ultimi anni. E’ un problema così serio che in una delle prigioni più recenti in costruzione in Canada, si studiano sistemi per intercettarli.

Tim Carroll, sovrintendente della Northeast Nova Scotia Correctional Facility, ha dichiarato che si stanno ricercando droni “sorveglianti” da acquistare con compiti di vigilanza nei confronti dei detenuti, di eventuali violazioni del perimetro della prigione e per intercettare droni “contrabbandieri” e “spia”.

Carroll è rimasto colpito dal frequente uso illegale dei droni sulle prigioni del Quebec e della Carolina del Sud, decidendo di inserire sistemi di prevenzione nei loro confronti nel nuovo edificio, aperto all’inizio di febbraio e dotato di circa cento celle di detenzione. Le nuove tecnologie pongono problemi importanti in tema di privacy e sicurezza, che Carroll vuole affrontare sul loro stesso piano e ha giù alcune società in competizione per fornire risposte a lui e ai suoi colleghi.

I modi impiegati per intercettare i nuovi velivoli includono l’uso di sensori in grado di “ascoltare” e riconoscere il movimento dei rotori, radar, telecamere a infrarossi e strumenti che sondano le frequenze Wi-Fi.

Una molteplicità di strumenti, la cui efficacia non è ancora del tutto dimostrata, che giustifica la grande cautela delle amministrazioni carcerarie nel procedere ad acquisti.

E’, inoltre, ancora da chiarire la portata del problema: i casi notati da Carroll e da lui ritenuti preoccupanti non sono tali per tutti i suoi colleghi, malgrado sia chiaro a tutti quanto male possa fare l’introduzione di droga nelle prigioni, che porta al fallimento dei programmi di recupero e aumenta il livello di violenza fra detenuti.